Ogni metro di spiaggia si incrociano mediamente 1,5 rifiuti: questo il bilancio di Vele Spiegate sulla condizione degli arenili cilentani. Tra gli oggetti, rifiuti spiaggiati, o gettati consapevolmente, di ogni forma, genere, dimensione e colore, per la quasi totalità rappresentati da plastica (ben 80% del totale). Rifiuti frutto della cattiva gestione a monte dei comuni e dell’abbandono consapevole, che continuano a invadere le spiagge e i mari italiani e non risparmiano aree di pregio del Cilento.

La gravità e vastità del problema è confermata dai dati elaborati da Legambiente nell’ambito della seconda edizione del progetto Vele Spiegate, che ha visto per tutta l’estate la partecipazione di oltre quattrocento volontari, provenienti da tutti gli angoli d’Italia, impegnati nell’Arcipelago Toscano e nel Cilento in attività di pulizia delle spiagge e in un monitoraggio scientifico mirato ad acquisire dati qualitativi e quantitativi relativi ai rifiuti presenti nelle località costiere (con indagini focalizzate anche su spiagge remote, in cui l’accesso al pubblico è ridotto), nonché di sensibilizzazione dei turisti sulla cultura e protezione del mare.

Durante i mesi di giugno e luglio, nel Cilento, un centinaio di volontari hanno partecipato alla innovativa esperienza di citizen science (il contributo dei cittadini ai monitoraggi scientifici sui problemi ambientali), monitorando 14 spiagge: spiaggia libera adiacente Lido Tre Conchiglie, Baia del Sauco e costone roccioso, Agropoli (SA); spiaggia libera adiacente Due Pini e spiaggia libera adiacente Lido Esercito, Capaccio Paestum (SA); Cala Bianca, scogliera retroporto e Cala Pozzallo, Marina di Camerota (SA); spiaggia dei Gabbiani e spiaggetta del Porto, Pollica (SA); spiaggia della Molara, spiaggia dei gabbiani e cala della Sciabica, San Giovanni a Piro (SA). In particolare, solo nel Cilento l’indagine ha censito 2.143 rifiuti per una media di circa 1,5 rifiuti ogni metro di spiaggia. La plastica è sempre il materiale più trovato, pari al 80% del totale dei rifiuti rinvenuti, seguita da metallo (6,3%), carta e cartone (4,2%) e vetro e ceramica (4,1%).

La cattiva gestione dei rifiuti urbani è la causa principale della presenza dei rifiuti (39%). E i rifiuti derivanti dalla cattiva gestione urbana, per le spiagge cilentane, sono rappresentati da rifiuti derivanti da abitudini dei fumatori (principalmente mozziconi di sigaretta, ma anche accendini, pacchetti di sigarette e loro imballaggi) e da abbandono di inerti.

Ben il 34% dei rifiuti sulle spiagge cilentane sono rappresentati da oggetti creati per avere una vita breve. Tra questi, gli oggetti monouso in plastica che utilizziamo per pochi minuti ma che, se smaltiti non correttamente, inquinano l’ambiente per decine o centinaia di anni, come bottiglie (trovate sul 100% delle spiagge), stoviglie (sul 64% delle spiagge) e buste (sul 57%). Proprio per prevenire l’inquinamento da questo tipo di rifiuti, Legambiente ha lanciato la campagna #Usaegettanograzie, che ha già avuto in questi mesi l’adesione di decine di amministrazioni comunali, che hanno messo al bando prodotti di plastica usa e getta con apposite ordinanze, proponendo alternative in materiale biodegradabile e compostabile, si pensi all’ordinanza Pollica Plastic Free.

Nella top ten dei rifiuti più trovati sulle spiagge cilentane ci sono: pezzi di polistirolo (il 16%) gran parte derivante dalla frammentazione delle cassette utilizzate per prodotti ittici; pezzi di plastica (11%); mozziconi di sigarette (8%) bottiglie e contenitori di plastica per bevande (6%), bottiglie e tappi di plastica (5%). Per quanto riguarda i pezzi di polistirolo, che occupano il primo posto della top ten, l’87% del totale è stato registrato nella Spiaggia dei Gabbiani di Pollica.

“Vele Spiegate ci ricorda che il marine litter sta assumendo proporzioni sempre più allarmanti – ha commentato Francesca Ferro, direttrice di Legambiente Campania – e che ridurre nei prossimi anni il problema dei rifiuti in mare non è una sfida impossibile, ma va affrontata con determinazione E inoltre, che è anche urgente disciplinare in maniera sistematica la rimozione dei rifiuti dai fondali marini, possibile grazie al fishing for litter e all’aiuto dei pescatori, già attuata con un progetto progetto pilota in Toscana”.

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